Black Mirror: uno specchio di Netflix sulla società moderna

Black Mirror: uno specchio di Netflix sulla società moderna

di Rachele Carracciolo

In che modo la tecnologia ha cambiato le relazioni umane?

E fino a che punto i moderni metodi di comunicazione stanno entrando nel quotidiano, modificando le interazioni tra amici, colleghi o addirittura innamorati?

Una serie che può rispondere a questi quesiti è, senza dubbio, “Black Mirror” fortunato prodotto di Charlie Brooker, i cui diritti sono stati acquisiti da Netflix nel 2015.

La costruzione antologica – con personaggi ed ambientazioni diverse per ogni puntata – permette di approfondire sempre nuove sfaccettature del tema ed il risultato d’insieme è simile ad una moderna raccolta di fiabe  dalla morale quasi mai a lieto fine.

Colpisce particolarmente la storia di Martha, protagonista dell’episodio  “Torna da me” (s02e01) ed interpretata da Hayley Atwell, nota al pubblico più nerd per essere la Peggy Carter di Capitan America.
Dopo aver perso l’amore della sua vita in un incidente, Martha ha la possibilità di entrare in contatto con l’uomo, grazie all’ utilizzo di un’avanzata tecnologia in grado di raccogliere ogni tipo di informazioni da e-mail, video e soprattutto social network.

La donna si accorge, però, di star interagendo con un fantasma sinistro dell’uomo che ha conosciuto e amato, mentre nello spettatore la curiosità lascia presto spazio ad un senso sempre maggiore di inquietudine.

L’episodio pone in risalto alcune questioni forse trascurate nel dibattito sull’ uso dei social network. Quanta parte di noi affidiamo a questi diari telematici, senza renderci conto del numero di individui che ne hanno facilmente accesso?

Le informazioni che volontariamente e, talvolta inconsciamente, forniamo su internet sono così dettagliate da rendere possibile – come nell ’iperbolica esperienza di Martha – la creazione di un clone talmente simile da ingannare persino il cuore?

Nascosto dietro ad una cornice romantica, il messaggio del regista è quanto mai chiaro: in una società in cui le moderne tecnologie rendono sempre più labile il confine tra privacy e condivisione siamo tutti alunni di una moderna “educazione informatica” che non trova ancora chiara definizione. E diventiamo contenitore e contenuto di un’interna lotta tra l’esigenza di comunicare e quella di mantenere un nucleo personale di informazioni riservate.

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