Milano Fashion Week: istruzioni per l’uso

Milano Fashion Week: istruzioni per l’uso

di Federica Lozzi

Ti piacerebbe diventare web influencer e lavorare in progetti di influencer marketing per brand, vero?

Sai qual è il problema? C’è un’informazione scorretta intorno a questo argomento, e prima di delineare i punti utili per diventare influencer credo che sia il caso di indicare i confini di questo mondo.

Nell’era veloce di internet, Google è il moderno oracolo da interrogare prima di agire, e la reputazione è diventata la nuova moneta globale. Prima di un colloquio di lavoro; prima di scegliere un prodotto, un albergo, un ristorante; prima di investire in azioni di questa o quella società; per valutare un candidato politico, un avvocato, un commercialista, tutti noi, per dirla con uno sgraziato neologismo, ne “googliamo” il nome. Avere una buona reputazione online è moneta sonante.

Quindi, pensateci molto bene!

Perché c’è un abuso di instastory, a ogni ora e minuto del giorno. Lo smartphone deve essere uno strumento per semplificare e migliorare la nostra vita. Andate a googlare il significato di una parola invece di riprendervi in un video in cui dite “non so cosa significa”.

Lavorate bene sugli hashtag, si hanno un ruolo importante complementare alla descrizione del vostro contenuto. Non parliamo solamente di web reputation ma soprattutto di sicurezza. Avete idea di cosa significa postare la vostra casa, la targa della vostra auto, i vostri bambini.

Siamo un paese libero e la libertà è uno strumento meno controllabile sul web. Mi rivolgo soprattutto a ragazze e donne. Perché ciò che accade nel presente, notizie di attualità sconvolgenti, sono la conseguenza di una degenerazione globlale degli usi e costumi. Di violenza e di sesso proiettati su tutti i canali senza freni. Di libertà di parola, di perdità di identità. Di 15 enni che giocano a fare le 30 enni. Di  modelle anoressiche come sinonimo di perfezione. Di estremismi dettati dal mondo della moda, primo strumento nelle mani di aspiranti influencer.

Moda non è solo una copertina o uno scatto, il packaging è fondamentale ma il prodotto, la sostanza lo è ancora di più. Lavorare nella moda è una eccellente palestra dove disciplina, forma e pazienza si consolidano fortemente in chi è coinvolto. Far capire che la moda è un driver importantissimo per il rilancio dell’economia del nostro paese. Se volete veramente dare un contributo e fare la differenza dovete rompere le regole, uscire dal party di Philip Plein e andare nelle seterie comasche.

Lo studio Global powers of luxury goods 2017 di Deloitte conferma il ruolo di primo piano delle aziende italiane nel mondo della moda e del lusso.

“Leopardi pensava che l’Italia non avrebbe mai potuto trasformarsi da collage scomposto di territori a nazione. Forse scalfire il suo pessimismo sarebbe comunque impresa impossibile, ma se Leopardi si aggirasse a Milano in questi giorni un sorriso magari lo farebbe.”

Nel 2017 è nata Confindustria Moda, federazione di associazioni che si insedierà ufficialmente il 1° gennaio 2018. Una federazione da 88 miliardi di fatturato, 67mila imprese e 580mila addetti.

Avete capito cosa significa lavorare nella moda? Gli strumenti li avete, non vi resta che usarli correttamente.

 

 

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